Influencer è una parola che è ormai comune nel nostro quotidiano. Chi è un (o un’) influencer? Dal momento che io potrei fare un giro di parole immenso per descriverlo, ecco  a voi la definizione di influencer direttamente dal vocabolario Treccani: “personaggio popolare in rete, che ha la capacità di influenzare i comportamenti e le scelte di un determinato gruppo di utenti e, in particolare, di potenziali consumatori, e viene utilizzato nell’ambito delle strategie di comunicazione e di marketing”. Per quanto mi riguarda, ognuno di noi può essere un influencer a modo suo, senza essere popolare, lo siamo anche stati prima delle nostre vite su internet, non vi pare? Quante di noi hanno un’amica che conosce le ultime tendenze, una che si trucca bene, un’altra con una casa da sogno, un’altra sportiva? O noi stesse possiamo esserlo per le nostre amiche. Sul web servono i numeri. Ma non sempre i numeri fanno il monaco. Sui social media sono tanti, tantissimi gli influencer…

Alcuni lo fanno proprio bene, tanto che gli si è attaccato addosso questo mestiere, che gli viene naturale. Altri, tanti altri, troppi, invece no. Per poco più di un anno ho sperimentato sulla mia pelle, cosa vuol dire essere un’ influencer, sebbene non mi sia piaciuta mai questa parola, e in generale ha assunto un valore negativo, e ho capito che non fa per me. Ho deciso quindi di togliere la mia iscrizione dalle agenzie che mettono in comunicazione i brand agli influencer. Ancora non sono riuscita a farlo con tutte, alcune continano a scrivermi, altre vogliono continuare a mandarmi i loro prodotti, ma mi sto organizzando. In questo periodo, ho avuto diversi dubbi e mi sono chiesta tante volte se fossi tagliata per fare questo, se era davvero quello che volevo fare. Più che influenzare, mi piacerebbe poter ispirare. Fare l’influencer così, senza un obiettivo concreto, è solo ricevere “cose”, diversa poi è la storia quando dietro invece c’è un lavoro, un obiettivo: questo ne diventa un aspetto interessante, una parte del tutto e  ammiro chi riesce a preseguire un’idea e a concretizzarla, senza montarsi troppo la testa. Nel tempo dunque ho pensato di fare un bilancio per capire meglio se sono tagliata o no per questo nuovo lavoro. Ci sono sicuramente degli aspetti positivi nell’essere un influencer:

  • L’attesa del corriere: non provate una sorta di eccitazione nel ricevere la posta? Un pacchetto? Un regalo? Sarà che quando si vive lontano è così bello aspettare il corriere o vedere la postina e sapere che è arrivato qualcosa per te;
  • Avere la possibiltà di provare dei prodotti;
  • Conoscere dei nuovi oggetti o prodotti validi, che altrimenti non avresti provato;
  • Stimolare la creatività.

Tuttavia, per quanto mi riguarda, gli aspetti negativi sono maggiori:

  • Ricevere oggetti e prodotti di cui non si conosceva l’esistenza e che non servono veramente;
  • Accumulare oggetti (che per contratto non possono essere rivenduti);
  • Usare tantissimo tempo per realizzare contenuti interessanti con i prodotti ricevuti;
  • Rispettare le scadenze;
  • Postare foto o scrivere post per il blog che riceveranno sicuramente meno likes e meno visualizzazioni di altri;
  • La maggior parte delle persone che ti segue si annoia a vedere queste sponsorizzazioni;
  • Non voler essere ricordata per quella delle creme, dei trucchi, ecc;
  • A meno di non avere un numero incredibile di followers, i guadagni sono miseri o nulli

Mi fermo qua, anche se probabilmente pensandoci meglio mi verrebbero più argomentazioni,

Probabilmente se avessi persistito o usato trucchetti vari per raggiungere un alto numero di followers – [perché di numeri parliamo quando si parla di influencer marketing (a seconda dei numeri infatti si distinguono i micro influencer dagli influencer veri e propri, e più i numeri sono alti, più il guadagno si fa sostanzioso) – forse non mi sarei ritrovata a fare questo ragionamento, avrei probabilmente continuato a fare quello che facevo, senza farmi troppe domande. Non perché ci stavo vivendo di quel guadagno, ma perché forse mi sarebbe andato bene così e non mi sarei fermata a riflettere. Non voglio fare il discorso della volpe che non arriva all’uva, come potrebbe aver già pensato qualcuno.  Potrei perseverare e cosntinuare come sto facendo. Ho capito invece, e l’ho capito da poco, che questa professione non fa per me, non sono io. L’ho realizzato un paio di giorni prima della fine dell’anno, quando, scegliendo delle immagini dell’anno appena trascorso, non ho selezionato neppure una foto che mostrava dei prodotti; invece mi sono emozionata a vedere quelle che mi raffiguravano con la mia famiglia, con le amiche, con i luoghi del cuore e i nuovi posti visitati. Ognuno è libero di usare i social come vuole, ci mancherebbe. Non sto neanche qui a giudicare. Questo è un discorso mio, un pensiero personale che volevo esprimere. Non boccio però tutte le collaborazioni. Ce ne sono alcune che nascono da un’amicizia, da un progetto comune o quelle “astratte” che promuovono un’idea interessante, utile o servono ad aiutare chi è in difficoltà, quelle mi piacciono e le sento più vicine a me. Non so neanche perché sto scrivendo questo post, non è per giustificarmi, ma neanche per dimostrare niente e nessuno, forse perché semplicemente ora ho le idee un po’ più chiare di quello che voglio fare, di quello che voglio raccontare: emozioni, luoghi, tradizioni, storie, vita. La vita di una romana in America. A volte bisogna fare dei giri immesi per scoprire che si era partiti col piede giusto.  Io sono fatta così, per capire ci devo sbattere la testa. Per quanto mi riguarda, sono dell’idea che non è mai troppo tardi per ricominciare  e stavolta, con più consapevolezza, con tante nuove idee che mi frullano per la testa. Ricomincio da qui, riparto da me. Anno nuovo vita nuova? Forse, o semplicemente basta guardarla da un altro punto di vista, per osservarla meglio.
Buon anno di consapevolezza e di scelte con il cuore a tutti voi,
Alessandra

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